Giambattista Scidà

Già presidente del Tribunale dei Minori di Catania

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Al dott. Mariano Sciacca

Posted by Giambattista Scidà su lunedì 6 giugno 2011

 

 

Al dott. Mariano Sciacca,

                                               non dubito del Tuo ricordo. Portammo tutti e due la bara di Tuo padre; Tu mi volesti testimonio alle Tue nozze. Mi dicesti, un giorno, che un libro, propostoti da me, Ti aveva segnato: narrava di un pugno d’uomini tutti intenti a contrastare il male, senza speranza di sconfiggerlo per sempre, in una città appestata. L’identità del nostro sentire, de re publica, parve intera.

Alla fine del 2000, venni assalito, pour avoir dit que deux et deux font quatre (chiedevo luce sul processo di viale Africa, e sopra un cert’altro processo, a suo tempo svoltosi a Roma, davanti alla VII sezione di quel Tribunale): ma la coscienza pubblica insorse in favor mio, indignata: nella Commissione Antimafia, nel congresso nazionale dei giudici minorili italiani, e sui giornali. A Catania, Tu fosti tra i primi, nella straripante assemblea di stima e di affetto, radunatasi per me.

Molto tempo è passato da allora. Io avanzo verso l’ultimo traguardo, nella fedeltà all’impegno di servire la Giustizia e Catania, sinché la vita mi duri; tu siedi in CSM, e sei membro di quella V Commissione che da qui a qualche giorno farà proposte in ordine al destino della nostra città: ché di questo si tratta, quando si tratta del posto di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale. Davanti a te sono gli interessi dei singoli candidati; davanti a te i diritti di Catania; davanti a te fatti non giovevoli ad uno degli aspiranti, che tra tutti è a te il più vicino: ma nessuno – né lui né altri per lui – può chiederTi, senza farti gravissima ingiuria, di ignorarli o negarli o scotomizzarli.

Essi risultano, uno per uno,

  1. dalla esposizione a mia firma depositata il 14.12.2010 nella Segreteria del Consiglio Giudiziario di Catania, e dagli atti pubblici in essa citati: tra gli altri il processo verbale di seduta plenaria del CSM, 20.3.2001

  2. la sentenza 12.2.2011 del Tribunale di Roma, giudice Terranova, di assoluzione dei giornalisti Travaglio e Giustolisi, querelati dal magistrato

  3. la fotografia raffigurante tre uomini in gruppo, attorno ad un quarto sedile, facente da piano d’appoggio per cibarie: nei quali è incontroverso doversi riconoscere con Carmelo Rizzo il magistrato e certo Finocchiaro

  4. l’inutilizzabile parere del Consiglio Giudiziario, del quale ho fatto critica in un documento noto alla Commissione V

I fatti possono raggrupparsi in tre categorie

  • quelli posti in essere o pretermessi, agendo come magistrato (processo Laudani, Sebastiano e Gaetano; dichiarazioni ed istanze al CSM)

  • comportamenti privati (acquisto casa; stipula dell’atto definitivo con sedicente costruttore e venditore che in effetti non aveva costruito niente e niente intascava del prezzo; istanze di sanatoria edilizia; dichiarazioni al PM, rese come indagato di reati)

  • i fatti di altri soggetti, con ripercussioni sul corso di vicende giudiziarie: a determinare i quali non può essere stata che la considerazione dell’interesse di lui, magistrato nella stessa sede.

Sui decenni, occupati dai fatti, in concatenazione serrata ed unificante, si stende l’ombra dei mafiosi Laudani: presenti in persona di Sebastiano e Gaetano nel processo più lontano, e presenti in persona di Alfio, nel più vicino (2009).

La portata delle evidenze fa chiaro che non esiste un problema (perché non esiste nessuna ragionevole prospettiva) di proposta dell’interessato per l’Ufficio di cui si tratta; e che l’unica costatazione da fare ha per oggetto l’impossibilità di convivenza dell’interesse dell’Ufficio di Procura con l’ulteriore protrarsi, al suo interno, di talune presenze. È il problema già maturo del 2002, che allora venne posto, in CSM, dal prof. Ronco, suo componente, e sul quale fu dismisura già allora – fu hiùbris – il voler chiudere gli occhi.

Mi domandano da che parte starai. Dico che ti so vedere solo dalla parte del dottor Rieux e dei suoi compagni, nel loro strenuo mestiere di uomini.

6.6.2011

Giambattista Scidà

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