Giambattista Scidà

Già presidente del Tribunale dei Minori di Catania

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Ancora sul silenzio intorno alla sentenza di Roma

Posted by Giambattista Scidà su domenica 5 giugno 2011

Venticinque anni prima della sentenza di Roma, di assoluzione dei giornalisti Travaglio e Giustolisi, querelati da Gennaro, mi macchiai di colpe che qualcuno ricorda per spiegare il silenzio sulle mie proteste contro il silenzio su quella decisione: dopo avere spedito carabinieri a Vittoria, perché vi commettessero fiere durezze, mi rifiutai di darne spiegazioni alla stampa catanese (si vedano per questo gli scritti ospitati dal blog di Pino Finocchiaro).

Quali sforzi, e quanto superflui! Non ci fu alcun bisogno, a quel tempo, per provare risentimento nei miei confronti, che cronisti catanesi aspettassero quella spedizione di Carabinieri a Vittoria (in realtà mai avvenuta) e quel rifiuto: bastò, sin dal ’81, il rimprovero, severo e meritato, che qui riporto, estraendolo dalla mia relazione di quell’anno al Procuratore Generale: “Bisogna che la lotta alla recidiva diventi ben altra cosa da quel che è stata sinora… a quest’opera sarà necessario il contributo della società. Ma non contribuisce, e anzi esercita effetti pregiudizievoli, la pratica giornalistica invalsa da tempo a Catania, e riaffermata tenacemente: di propalare, ad ogni indizio di commissione di un reato ad opera di un minore il cognome , il nome, l’indirizzo e spesso persino la fotografia dell’indiziato. Tale pratica e contraria al consolidato costume giornalistico di altre città, e dei Paesi progrediti, in genere; è contraria, talvolta, agli stessi precetti della legge penalmente sanzionata; è contraria sempre alle meditate ragioni che ispirano da tempo a tante legislazioni precisi divieti. E lede, insieme, l’interesse del singolo minore e quello della società. Ferisce, senza prospettive di riparazione l’innocente, e conferisce al colpevole uno status al quale egli si sentirà chiamato a conformarsi, col suo futuro comportamento. Essa incentiva così la ripetizione delle condotte delinquenziali. Ostacola, inoltre, l’inserimento successivo nel mondo del lavoro; e può influire, turbandolo, sul corso della stessa Giustizia, cui nuoce che le ricognizioni, da parte dei testi avvengano dopo che questi sono stati esposti a suggestioni.”

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