Giambattista Scidà

Già presidente del Tribunale dei Minori di Catania

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Lettera aperta alla Commissione V

Posted by Giambattista Scidà su venerdì 13 maggio 2011

Lettera aperta alla V Commissione del CSM, in relazione all’istanza del dott. Giuseppe Gennaro, di nomina all’Ufficio di Procuratore della Repubblica di Catania; destinatari di essa lettera anche il Presidente della Repubblica, il Vicepresidente e il Comitato di Presidenza del CSM; la I Commissione del CSM ed il Ministro della Giustizia.

Codesta on.le Commissione V non può provvedere sulla istanza Gennaro, senza prima avere acquisito parere non viziato del Consiglio Giudiziario di Catania, in luogo di quello che le é stato rimesso, invalido per il modo della sua formazione, a causa di vizi appariscenti che ne determinano la radicale inattendibilità e, prima ancora, l’inutilizzabilità.

I fatti, certissimi, son questi:

Il 14 dicembre 2010 furono depositati, nella Segreteria del Consiglio Giudiziario, due scritture:

1°) Un’esposizione dei percorsi del magistrato, dal 1982 al 2009, sotto il titolo di “Per capire il caso Catania”;

2°) La segnalazione, al Presidente f.f. Della Corte d’Appello, di documentate circostanze, relative ai suoi rapporti con l’autore della scrittura, che potevano suggerirgli di lasciare ad altri, per l’affare Gennaro, la Presidenza dell’organo.

Il dott. Scuto non ritenne di astenersi; la relazione sulla istanza Gennaro fu da lui rimessa ad un componente che è Sostituto nella Procura Repubblica presso il Tribunale di Catania, com’è lo stesso dott. Gennaro, da quando ha dovuto lasciare le funzioni, esercitatevi per otto anni, di Procuratore Aggiunto: della quale Procura esso Gennaro è in attesa di conseguire la direzione. Nota a tutti è l’eminente posizione di lui: è stato a capo della corrente di maggioranza dell’ ANM; ha presieduto per due volte tale associazione; è stato membro del CSM. Il gruppo degli eletti al Consiglio per la sua corrente è sempre il più numeroso fra tutti. Sono iscritte nella storia della magistratura italiana le prove della sua influenza: il prontissimo voto del CSM, a sua richiesta e per sua tutela, del 20.3.2001, a proposito dell’acquisto di una villetta in San Giovanni La Punta, che egli asseriva di aver comprato da soggetto estraneo alla mafia; il rifiuto del CSM di tornare su quel voto avventuroso, dopo le rivelazioni del simulato costruttore e venditore; l’osservanza bipartisan della quale egli è oggetto dalla Sinistra e dalla Destra, come in gara tra loro; il rifiuto della Destra, ascesa al governo proprio in quell’anno, di perseguirlo disciplinarmente, o di disporre ispezioni; il rifiuto della Commissione Antimafia di quella legislatura (XIV) di aprire inchiesta; per non dire di numerosissimi altri fatti, ognuno dei quali confermativo della sua speciale posizione.

Il Presidente, dal quale fu disegnato il relatore, era candidato all’Ufficio di Presidente della Corte d’Appello.

Il tenore del memoriale succitato era tale da precludere la possibilità di un parere non preceduto da attenta considerazione dei singoli suoi punti, e da accertamenti.

Ma il Consiglio ha eluso quell’imprescindibile testo con l’affermazione che i fatti sono irrilevanti, perché “pregressi” e già definiti nelle competenti sedi istituzionali. Ma l’affermazione, tutta generica e gratuita e apodittica, è insostenibile. Se non fosse infondata , sarebbe inconferente: che questo o quel fatto, tra tanti, sia stato “definito” in qualche sede, a certi fini, non toglie che esso serbi rilevanza, forse anche aumentata dalla stessa definizione ai fini del parere.

Il “parere” che la Commissione V ha tra le sue carte è una parvenza di parere. Non è l’atto che la Commissione ha il diritto e – prima ancora – l’obbligo di esigere.

Il parere, seriamente utilizzabile, che va chiesto al Consiglio Giudiziario, non può prescindere dall’effettivo esame della scrittura a mia firma; va espresso in composizione ineccepibile dell’organo; e deve esserlo sopra relazione di un componente dalla garantita autonomia rispetto all’interessato. La composizione sarà sottratta a riserve critiche dall’astensione del dott. Scuto, che codesta Commissione ha frattanto proposto per Presidente Capo della Corte d’Appello, pretermettendo altro concorrente per una pregiudiziale di diritto, afferente alla legittimazione, che si trova, per altri casi, all’esame del Consiglio di Stato. La proposta del dottor Scuto è stata già impugnata dal controinteressato. Essa, e i termini della cennata questione, dovranno essere esaminati dal plenum.

A quanto auspico, da cittadino, c’è in astratto un’alternativa: una deliberazione immediata, alla base della quale stia p r o r a t i o n e v o l u n t a s. Mi interdico, per la fiducia che va nutrita nei confronti della Commissione, il pensiero che questo possa avvenire. Non è più tempo per impazienti colpi di aritmetica dei voti, come se ne ebbero nel marzo del 2001, per la fortuna del dottor Gennaro, e con pregiudizio enorme dell’organo deliberante; non è più tempo, nemmeno se si tratti della fortuna di lui. In dieci anni la sera è andata scendendo sul prestigio di quasi tutte le grandi istituzioni. Non è il caso di farla più cupa.

13.5.2011

Giambattista Scidà

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