Giambattista Scidà

Già presidente del Tribunale dei Minori di Catania

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Per il posto di Procuratore

Posted by Giambattista Scidà su lunedì 3 gennaio 2011

Dobbiamo batterci per leggi come per mura della città.

Eraclito

Ammantati, Catania, di Luce e di Giustizia!

Giovanni Paolo II

E’ in corso l’attività di copertura del posto di Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Catania, la quale impegna nella formulazione di parere sulle singole istanze, anche i Consigli Giudiziari dei Distretti in cui prestano servizio gli aspiranti. Concorrono al posto i magistrati, operanti a Catania, Gennaro, Scalia, Siscaro e Tinebra.

Il posto fu vacante nel ’96; lo è stato di nuovo nel 2006; lo sarà nel prossimo febbraio per collocamento a riposo dell’attuale titolare, dott. D’Agata.

Nella prima di dette occasioni pervenne al CSM un ampiamente motivato auspicio, si facesse cadere la nomina sopra un estraneo all’ambiente : a costo, se necessario, di riapertura dei termini per la presentazione di istanze. L’autore di quello scritto, Presidente da molti anni del TpM di Catania, tornava ad affermare sia la responsabilità della devianza amministrativa nel sinistro primato locale di criminalità minorile (messo in luce dal suo Ufficio, nel ’94, con accurata indagine comparativa estesa a tutto il Paese) e sia la dipendenza del malaffare dilagante dalla inadeguatezza dell’azione repressiva, o dall’aperto rifiuto di reprimere. La corruzione, impunita, distraeva dal soddisfacimento di pubblici bisogni (bonifica dei quartieri deprivati; impianto di forme adeguate di assistenza educativa) risorse pubbliche ingenti : come le relazioni a sua firma, indirizzate al Procuratore Generale, deploravano da tempo; e un clamoroso appalto, a tangenti, di importantissima opera pubblica, restava senza conseguenze per il protagonista. Da questo sostrato cresceva la foresta mafiosa.

Dieci anni dopo, nel 2006, lo stesso magistrato Scidà – da tempo in pensione, ma non più solo – rinnovava quella pressante invocazione, mediante scritti e con interventi in pubbliche affollate riunioni.

E ora, nel 2010, di nuovo solo, nella città più rassegnata che mai, egli ha depositato presso la Segreteria del Consiglio Giudiziario, in vista dei pareri accennati in principio, una circostanziata scrittura (Per capire il caso Catania, pag. 3 + 30) della quale saranno qui pubblicati la premessa e l’indice, insieme con una delle pagine conclusive.

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