Giambattista Scidà

Già presidente del Tribunale dei Minori di Catania

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Posted by Giambattista Scidà su giovedì 22 luglio 2010

C r o n o l o g i a   s i n t e t i c a   d e l   “ c a s o   C a t a n i a ”

(vedasi cap. II del “Contributo alla storia di Catania nell’ultimo trentennio”, in fine)

1996 Alicata, che come Procuratore della Repubblica ha seguito il processo di viale Africa, gestito da D’Angelo, passa ad indossare toga di ermellino, da Presidente capo della Corte d’Appello di Catania. Fra poco, D’Angelo sarà premiato dalla corrente con l’elezione al CSM, per il quadriennio ’98 – 2002. Intanto il Consiglio riceve da Catania un motivato appello, per la nomina di un successore di Alicata  estraneo all’ambiente: quanto ciò sia necessario è dimostrato proprio dall’affare del centro fieristico, e dall’antecedente della nuova Pretura. In CSM siede dal ’94 Gennaro; l’autore dello scritto non viene convocato, sebbene si trovi a capo di un Ufficio Giudiziario; e mentre la nomina cade sul meno estraneo degli aspiranti (il Procuratore Aggiunto, tale già da dieci anni) minacciosi annunci di ritorsione gli giungono per coperte vie.

1998 Sul finire di quella consiliatura il Gennaro, che ha già sistemato Catania, passa a cercare di tutelarla dal lato della Procura Repubblica di Messina, che è competente, ex articolo 11 cpp, per tutti gli affari riguardanti magistrati in servizio nel distretto etneo. Egli vuole che a capo di quell’Ufficio sia posto un veterano della procura catanese: il quale indagherebbe, all’occorrenza, su se stesso o sui propri compagni i lavoro. La manovra fallisce a causa di tempestive osservazioni critiche dello stesso ancora impunito, temerario autore del primo appello.

1999 Egli torna adesso sul tema viale Africa: perchè non lo hanno voluto sentire? Perchè non lo hanno sentito a proposito di altro affare (inconciliabili deposizioni testimoniali di lui e di altro magistrato, ugualmente in servizio a Catania, all’udienza 09/02/1992 del Tribunale di Roma sezione VII, in processo Fava)? Ma ora, nel ’99, del Consiglio fa parte lo stesso D’Angelo, in persona. Sulla testa dell’incauto Presidente del TM si scatena una procella. La I Commissione viene persuasa a sospenderne la convocazione e a perseguirlo per incompatibilità con la funzione (è un pessimo capo dell’Ufficio) e con l’ambiente (non ha credibilità né prestigio).

2000 La proposta di trasferimento è del 10 novembre; il 21 di quello stesso mese (l’atto non è stato ancora notificato) i proponenti le si gettano sopra, ne arrestano il cammino verso il plenum, la ridomandano indietro, con un pretesto senza gambe. La rivolta della coscienza pubblica è stata immediata, possente, unanime: a Roma (nella Commissione Antimafia); presso i Giudici Minorili di tutta Italia (giusto in quei giorni riuniti in congresso); a Catania (assemblee straripanti; migliaia di firme di protesta;una pioggia inarrestabile di comunicati); nell’isola. Un’ispezione ministeriale, voluta dai proponenti, porta a compimento il disastro: non c’è un solo dei contestati addebiti che non risulti privo di fondamento.

2000 La valanga non si ferma. La Commissione Antimafia convoca l’interessato per il 7 dicembre.La situazione di Catania – egli dichiara – è tremenda.Un Procuratore Aggiunto ha comprato casa, mentre era Sostituto Procuratore, a S.Giovanni la Punta, da un mafioso, direttamente o per interposta persona; il mafioso (Rizzo Carmelo) è poi morto da tale, per mano di altri mafiosi. Se vogliono sapere di più sulla Procura di Catania sentano il sostituto Marino.

(  c o n t i n u a  )

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