Giambattista Scidà

Già presidente del Tribunale dei Minori di Catania

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Posted by Giambattista Scidà su mercoledì 21 luglio 2010

Capitolo II

E x   p r e t o r i   n e l l a   P r o c u r a   d e l l a   R e p u b b l i c a

I primi a passare alla Procura furono, credo, Gennaro e D’Angelo. Il primo ad essere eletto al CSM fu Papa (1976). Rinuncio ad esporre qui gli avvenimenti che riempirono gli anni successivi all’ ’82 (il lettore ne troverà l’elenco in una interpagina non numerata) per seguire l’opera dei due Sostituti Procuratore. Nel nuovo Ufficio essi ebbero a collega la dottoressa Anna Finocchiaro, sinchè non eletta (1987) alla Camera dei Deputati. Negli ultimi tempi del suo servizio di magistrato essa aveva avuto in cura atti riguardanti una locazione passiva contratta dall’ospedale Garibaldi (USL32): quella che ancora nel 2006 è stata ricordata su MicroMega (Travaglio e Giustolisi).

Sullo scorcio del decennio la Procura attese ad affari importanti: un processo di mafia, attorno al quale si fece presto silenzio, e che a nessuno piace oggi evocare; e un processo per un grande appalto-concorso, per il centro fieristico Le Ciminiere, lungo il Viale Africa.

A)

V i a l e   A f r i c a

Per procurarsi l’aggiudicazione di quell’appalto (spesa prevista circa 130 miliardi di lire) un imprenditore catanese da tempo molto noto aveva distribuito ingenti somme a burocrati ad amministratori elettivi ed a politici, inducendone molti a commettere, per vantaggio di lui, aperti abusi. La natura di questi ultimi, e il loro numero, rivelavano in maniera chiara e che si può dire sfrontata, la certezza del beneficiario di non correre rischi, per quanto vistosa fossa l’orma che quegli illeciti comportamenti stampavano sugli atti di pubblici uffici. Non si ingannava. Le cose andarono in realtà come egli si era mostrato certo che sarebbero andate. La Procura non lo perseguì: né quando perseguì per abuso generico, a vantaggio di lui, una dozzina di pubblici ufficiali, né successivamente alle rivelazioni che ad un certo punto egli fece, di somme date: ma date, asserì, solo perchè costrettovi, solo per non essere avversato, solo per poter lavorare.

L’Ufficio fece suo quell’insostenibile costrutto, e mentre atterrò i percettori dei pagamenti sotto l’accusa di concussione, innalzò lui alla condizione di vittima, con l’effetto di attribuirgli titolo a riprendersi, in barba all’Erario, le somme sborsate per corrompere, che andavano soggette a confisca. L’enormità della conseguenza, pericolosa a molti, sul piano della responsabilità contabile, gli ispirò, pochi giorni dopo i primi arresti per concussione (fine maggio ’93), una lettera al Procuratore della Repubblica: non voleva quei danari, né risarcimento del danno; era pronto a collaborare perchè le somme sborsate potessero essere avviate dalla Procura ad altre destinazioni.

Sarebbe un voler perdere tempo il soffermarsi sopra una tale rinuncia, che nessuna vera vittima di concussione farebbe mai.

Allo scandalo amministrativo si era sovrapposto uno scandalo giudiziario, reso più alto, per molti catanesi, dalla identità dell’imprenditore e dalla provenienza del magistrato assegnatario dell’affare.

L’imprenditore era Finocchiaro: il Finocchiaro della Pretura di Via Crispi: invulnerato allora, invulnerabile dopo di allora; e il magistrato era uno di quei pretori, passato a fare da Sostituto Procuratore della Repubblica; era il dottor D’Angelo: lui solo, sino a quando non ebbe preso a collaborare con lui un più giovane collega.

Che cosa impediva alla magistratura di sfidare quell’imprenditore? I fatti di via Crispi tornarono sulla bocca di tutti e ripresero a circolare le vociferazioni di quel tempo non ancora lontano.

Come scontato, Tribunale e Corte d’Appello smentirono la Procura della Repubblica (si trattava di corruzione aggravata e non di concussione). Ma l’imprenditore era morto già durante il dibattimento di primo grado, e a morte finirono per venire anche i reati, per prescrizione.

La vicenda era ancora in corso quando il Procuratore della Repubblica, Alicata, ottenne di andare a presiedere la Corte d’Appello, e quando D’Angelo venne eletto al CSM (1998).

Il tema Pretura di via Crispi-Centro Fieristico di viale Africa fu tabuizzato. Si vide sino a che punto quando qualcuno che nel ’96 aveva esposto i fatti al CSM per invocare in nomina di un Procuratore estraneo all’ambiente, ardì tornare (1999), sull’argomento proibito, dolendosi di non essere stato convocato. Chi voglia saperne qualcosa senza attendere il seguito di questa narrazione, cerchi su questo stesso blog il prospetto, Cronologia sintetica del caso Catania, che apparirà fra pochi giorni.

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