Giambattista Scidà

Già presidente del Tribunale dei Minori di Catania

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Posted by Giambattista Scidà su martedì 6 luglio 2010

Ammantati, Catania, di luce e di giustizia!

Giovanni Paolo II

pubblichiamo un nostro

“Contributo alla storia di Catania nell’ultimo trentennio”

Capitolo I

L a   P r e t u r a   d i   v i a   C r i s p i

Alla fine degli anni ’70, la Giustizia di Catania continua ad essere disattenta ai reati contro la P.A. Come un giudice del TpM oppone al Procuratore Generale, durante il dibattito di apertura dell’anno giudiziario 1981, proprio quei reati, che i registri dicono di diminuita frequenza, dilagano sfrontati: sono le denunce a calare di numero, per isfiducia dei cittadini nella repressione. Le cronache di quella giornata ignorano il suo lungo ed articolato intervento, nella grande sala strapiena.

Speranze di rinnovamento vengono tuttavia nutrite, e tutte si concentrano sopra un gruppo di giovani magistrati – homines novi, per estrazione, censo, mentalità – che organizzati in corrente, operano nella Pretura del capoluogo; accanto al più in vista, Gennaro, c’è, con altri, D’Angelo.

Nel corso dell’81, il CSM affida a quel tale giudice, a maggioranza, la direzione del TpM, balcone sulla città e le sue miserie, e tribuna dalla quale poterne fare denuncia nell’interesse dell’infanzia e dell’adolescenza. Con la sua prima relazione al Procuratore Generale, largamente diffusa, Scidà solleva la questione degli insediamenti derelitti, e dà l’allarme per la congiuntura, in fatto di criminalità, sia minorile che adulta: quell’anno è “un anno svolta” che può preludere ad involuzioni catastrofiche. Non c’è tempo da perdere: i mesi contano come anni. Ma è proprio in quello stesso anno che uno dei grandi imprenditori catanesi, da tempo investitisi di una sorta di signoria sull’organismo urbano, stipula con la Giunta municipale di Catania, dalla composizione inquietante, un audace contratto, per la edificazione, in via Crispi, di una nuova sede per la Pretura. L’opera è inutilmente avversata da Giuseppe D’Urso (direttore del Dipartimento di Urbanistica dell’Università) da Adriana Laudani (storico ma isolato personaggio del PC catanese e siciliano) da Raffaele Lombardo (in Commissione edilizia ed in Consiglio Comunale), da un gruppo di giovani architetti e da giornalisti. In agosto il Prefetto di Palermo, Dalla Chiesa, insediatosi settanta giorni prima, affida a Giorgio Bocca, per La Repubblica, un’esplosiva intervista, che appare il 10 di quel mese: a Catania c’è mafia; ed è col suo consenso che gli imprenditori catanesi prendono appalti, anche a Palermo. Dalla Chiesa viene ucciso 23 giorni dopo, dalla mafia, in quella città.

Per Lombardo, il progetto Pretura offende l’ambiente con l’aspetto coloniale della facciata; lascia perplessi per l’ammontare della spesa; è stato irregolarmente finanziato; sfonda i limiti volumetrici di comparto previsti; ed implica l’abbattimento di edifici Liberty: allarmante è soprattutto che la Sovrintendenza ai beni culturali, preannunciatrice di vincoli a tutela, quando la proprietà di quegli stabili era di terzi, non ne abbia imposto nessuno dopo che questa è stata acquisita dall’imprenditore.

Esposti e denunce giungono a tutti gli Uffici che avrebbero ragione di compiere accertamenti. E tutti gli occhi sono puntati, speranzosi, sui Pretori, specificatamente su Gennaro: non è possibile – scrive un giornalista – che proprio lui resti inattivo. Ma nessuno si muove. L’opera è portata a compimento con rapidità record; e l’inaugurazione, solenne, ha luogo un giorno di ottobre. Quando il Presidente del TM arriva sul luogo, con due colleghi a conoscenza del suo intento di chiedere che all’appaltatore non sia consentito di prendere la parola, il Cav. del Lavoro Finocchiaro ha già pronunciato un discorso di esaltazione dei meriti dell’imprenditoria catanese: insolente replica, da quel nuovo tempio della Giustizia, al caduto servitore della legalità.

Continua…

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