Giambattista Scidà

Già presidente del Tribunale dei Minori di Catania

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Posted by Giambattista Scidà su martedì 30 dicembre 2008

L’EDILIZIA GIUDIZIARIA A CATANIA

All’inizio di questo secolo gli Uffici Giudiziari di Catania occupavano:

  1. il Palazzo di piazza Verga, appositamente costruito tra il 1937 e il 1955;

  2. altro edificio, del 1982, originariamente destinato a sede della Pretura;

  3. alto numero di altri stabili, di privata proprietà, via, via assunti in locazione dal Comune (tali spese erano difficilmente giustificabili, il comune disponendo di immobili suoi, da potere adibire alla bisogna).

Tale la situazione, quando venne lanciato un disegno che avrebbe permesso – fu detto – la denuncia di tutte le onerose locazioni in corso ed il concentramento degli Uffici in un complesso unico, del quale il Comune poteva rendersi acquirente, previa stipula, per finanziarsi, di congruo mutuo. Si trattava degli edifici dell’ex Poste, con ingressi da viale Africa.

Perché il progetto fosse più facilmente accolto fu fatto credere, attraverso i giornali, che anche per gli Uffici minorili si pagava canone a privati, e per parecchie centinaia di milioni (che era una prima, sfrontata, falsità); che anch’essi sarebbero stati spostati verso la nuova sede; e che il Presidente del T.M., Scidà, era d’accordo (falsità egualmente sfrontata, essendo largamente noto com’egli fosse contrario).

I consensi dei Capi degli Uffici interessati al progettato trasloco furono raccolti nel corso di affollata riunione, presenti il Ministri della Giustizia, Fassino, e il ministro dell’Interno, Bianco, Sindaco della città sino a poco tempo prima. Venne accolto con disappunto il dissenso del cennato presidente del T.M., la cui posizione era condivisa dal Procuratore della Repubblica, dott. La Rosa: nella nuova sede i due uffici avrebbero avuto meno spazio e non avrebbero disposto di adeguato parcheggio.

Il mutuo venne contratto; l’affare fu stipulato; ed alla inaugurazione dell’anno giudiziario 2002 il Procuratore Generale si congratulò pubblicamente con il Presidente della Corte d’Appello, sul punto di andare in pensione, che tutta l’operazione aveva accompagnato, d’intesa con l’ex Sindaco. “Miglior bottino – disse il Capo della Procura Generale – : miglior bottino di questo voi non potevate fare, a conclusione della vostra carriera!”

Sono passati dal tempo del contratto sei anni; il Comune ha pagato i ratei di mutuo, ha pagato gli interessi, ed ha continuato a pagare i canoni di locazione di edifici privati. Gli Uffici sono infatti rimasti dov’erano, perché gli stabili di nuova acquisizione sono risultati, dopo il fattone acquisto, non agibili: e tali resteranno sino a quando costosi interventi non ne avranno adeguatamente rafforzato talune strutture.

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Dal presente e dall’ancora prossimo passato verso un tempo cronologicamente lontano, ma di sempre forte influenza sull’attualità. Nel 1981 si ritenne che nuova sede dovesse approntarsi per la Pretura; e nello stesso tempo apparve in tutta chiarezza l’urgentissima necessità di nuova sistemazione per gli Uffici Giudiziari minorili, allogati nella Casa Fiammingo di piazza Vittorio Emanuele. E’ difficile immaginare un contrasto maggiore di quello che oppose, l’una all’altra, le soluzioni di quei due problemi.

LA PRETURA DI VIA CRISPI

Il Comune disponeva di moltissimi immobili (dei quali si trova l’elenco nel piano di liquidazione del patrimonio dell’Ente, ultimamente delineato per evitare dichiarazione di dissesto); ma la potenza di un imprenditore (uno dei grandi, che Dalla Chiesa avrebbe di lì a poco tacciato di collusione con la mafia; lo stesso in quel torno di tempo che poteva accollare al Comune, per 13 miliardi di lire un triste palazzotto di via di San Giuliano, mentre 4 ne bastavano allo stesso acquirente per l’acquisto del grande, articolato, prestigioso complesso del “Sacro Cuore” sull’arteria principale della città) impose la costruzione di un nuovo edificio, secondo un suo progetto (laido ed incompatibile con il contesto), sull’area di via Crispi, che egli avrebbe ricavato dallo abbattimento di stabili liberty, meritevoli di tutela.

Nonostante critiche ed opposizioni serrate (del Direttore dell’Istituto di Urbanistica dell’Università; di gruppi di architetti; di giornalisti; dei cittadini) nessuno poté fermare il fatato Cavaliere Finocchiaro. Pretura e Procura Repubblica presso il Tribunale rimasero inerti.

GLI UFFICI GIUDIZIARI MINORILI

Dalla Chiesa venne ucciso il 3 settembre 1982, tre settimane dopo la sua cennata intervista; la Pretura venne inaugurata il 2 ottobre, e al Finocchiaro fu consentito di pronunciare un discorso di accalorata esaltazione dell’imprenditoria catanese. Dall’interno di quel nuovo Tempio della Giustizia le grandi forze economiche catanesi replicavano, insolenti, al caduto servitore della legalità. Nove anni occorsero, invece, perché degli Uffici minorili fosse possibile il trasferimento nell’attuale sede, di via Franchetti, 62. Tutto quel tempo fu riempito dal contrasto tra interessi privati (di proprietari di immobili, anelanti a pingui locazioni; di proprietari di suoli, sui quali potesse esser costruito un apposito edificio, con formidabili ricadute sull’intorno; di imprenditori in attesa di aggiudicarsi l’appalto; di burocrati e faccendieri) e l’istanza, risoluta e tenace, del Presidente del Tribunale : cedesse il Comune uno degli stabili di sua proprietà. Fu merito del Sindaco avvocato Azzaro, che l’edificio, richiesto dal magistrato (d’intesa con il Procuratore della Repubblica dott. Cortegiani) venisse infine consegnato (1988), e fu merito del Presidente della Corte d’Appello, Castelli, che il lungo ostruzionismo di amministratori, succeduti al Sindaco Azzaro, renitenti alla necessaria straordinaria, finalmente cessasse. Il 13 giugno 1990 egli denunciò gli inadempienti per interruzione, mediante inerzia, d’un pubblico servizio: e subito i lavori, per tanto tempo pretermessi, ebbero corso.

Durante il lungo contrasto, mezzi disparati vennero usati per piegare la resistenza di chi scrive: dallo attacco alle strutture (della sede, mediante allagamenti: onde i solai, igroscopici, risultassero incapaci di reggere al consueto peso, e l’edificio dovesse essere abbandonato in un clima di emergenza, per un altro da prendere in locazione) ai tentativi di liberare il campo catanese della presenza dell’intrattabile magistrato.

La destinazione impressa all’immobile di via Franchetti lo ha salvato dalla inclusione nell’elenco di quelli da vendere o ipotecare.

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Rimandiamo ad altra sede l’esposizione della catena di accadimenti che scendono dall’affare Pretura sino al presente. E’ il Caso Catania.

Giambattista Scidà

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