Giambattista Scidà

Già presidente del Tribunale dei Minori di Catania

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Posted by Giambattista Scidà su martedì 30 dicembre 2008

ANCORA SUL DISSESTO

È ridicolo ed insieme tracotante il pretendere che a precipitare Catania nel dissesto sia stato solo Scapagnini, nei suoi otto anni di governo della città. Ma è anche inadeguato il limitarsi ad associargli, nelle responsabilità, il solo Bianco, che ne fu predecessore immediato per un tempo altrettanto lungo. Maturato progressivamente, giorno dopo giorno, nel corso di tanto tempo, il disastro ha per padre il coacervo invisibilmente organizzato delle forze e degli interessi che han tenuto in pugno la città. Senza l’apporto costante di tanti silenzi, direttamente o indirettamente interessati, e senza quello di occulte sollecitazioni ed intese, la serie dei fatti non avrebbe potuto protrarsi, come ha fatto, interminabilmente. La avrebbe interrotta la minoranza di turno; la avrebbe fermata il giornalismo; la avrebbero inchiodata le denuncie: trovando ascolto.

Dietro i fatti c’è, dunque, un protagonista dalle molte teste; c’è il sistema catanese di potere. E del crollo finanziario, che al Comune costerà il suo storico patrimonio edilizio, opera e lascito delle generazioni, beneficeranno, prevedibilmente, proprio talune di quelle stesse forze. È in vendita l’edificio di via Bernini, comprato per bisogni che non sussistevano, o potevano essere soddisfatti altrimenti e presto abbandonato ai vandali; è in vendita, oggi, per 26 miliardi di vecchie lire, l’imponente, storico, nobile e prestigioso edificio in più corpi (ex Sacro cuore), con parco sulla via Etnea, quando ben tredici, del 1983, ne occorsero al Comune per comprare il triste palazzotto della anonima e grigia piazzetta Gandolfo.

Ma c’è nella sventura, immensa, anche un’eccezionale opportunità. Quella, per i cittadini, di finalmente osservare il giuoco degli interessi, descriverlo, smontarne i pezzi. Sarebbe, per il sistema, una catastrofe, della quale i suoi uomini hanno nettissima percezione. Viene da qui il mobilitarsi rumoroso per distrarre dal tema, imponendone altri; e da qui lo slogan, già lanciato, che invita a voltare pagina, ad uscire dalla riflessione – sterile, vien detto – sull’accaduto, per badare all’oggi ed al domani. Ma l’oggi ed il domani non si salveranno, e saranno la continuazione del passato – nuovi sprechi, nuovi abusi, e rinnovate connivenze e ininterrotte impunità – senza la ricognizione precisa delle colpe. Non si può liberare Catania se non con l’analisi onesta e coraggiosa di ciò che ancora la tiene in cattività.

Giambattista Scidà

Catania, 26-11-08

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