Giambattista Scidà

Già presidente del Tribunale dei Minori di Catania

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Martinazzoli e Catania

Pubblicato da Giambattista Scidà su venerdì 9 settembre 2011

Martinazzoli e Catania

In dicembre del 1984 non volli aderire alla protesta che si organizzava per l’imminente apertura del nuovo anno giudiziario, contro provvedimenti riguardanti magistrati in servizio a Catania, di Uffici Giudiziari torinesi, dei quali si intendeva negare la competenza territoriale per connessione; in gennaio del 1985, con un appello al Ministro degli Interni, Scalfaro, tornai su quanto già affermato con un articolo su I SICILIANI, a pochi mesi dalla uccisione del fondatore: sulla necessità che invece di ritirarsi dal campo Catanese, come avveniva, la forza dello Stato ne riprendesse più pieno possesso: Catania – gli scrissi dal mio Ufficio di Presidente del Tribunale per i Minorenni – non può attendere nuove assunzioni di agenti e carabinieri: ha bisogno, anche per la lotta all’offerta di droga, di un’equità sollecita e nuova nella ripartizione delle risorse in atto disponibili. E nello stesso gennaio, nel Palazzo Municipale, dissi chiaro al Guardasigilli, Martinazzoli, in presenza dei capi di altri Uffici Giudiziari, e in presenza di giornalisti, che Catania era stata ceduta alla malavita. Qualche giorno dopo, l’affermazione sarebbe stata seccamente contestata, sul quotidiano cittadino, da una eminente autorità culturale; nessuno, per intanto, mi contraddisse, e nessuno consentì.

Quel gelo bastò, al Ministro, per confermarsi nel concetto che doveva avere già, della situazione locale; appena prima di congedarsi, mi chiamò a parte, e guardandomi negli occhi come uno che vuole essere guardato nei suoi – le spalle contro una chiara parete, e la testa china verso la mia – : “io scriverò” – mi disse – “io scriverò” – ripeté – “con queste mie mani………” e me le mostrava entrambe, come già intente a farlo.

Quale altro politico italiano avrebbe reagito così alle angosce di un ignoto giudice della periferia siciliana? Martinazzoli era la rettitudine servita dall’ingegno e dalla cultura.

Non dubito che abbia scritto. Ma nessuno, nemmeno il Ministro della Giustizia, nemmeno un Ministro come lui, poteva incidere sul sistema catanese. Qui il disarmo e il correlativo protrarsi delle grandi indisturbate latitanze, incrociavano, sulla testa dei catanesi, i servizi che la mafia aveva reso e rendeva.

Ne ero ormai convinto quando scrissi la relazione ’88 al PG, che si legge sul mio blog; ma non per questo mi abbandonò, né allora né in seguito, il disperato ottimismo della volontà – non rinuncio all’ossimoro – col quale ho continuato a reclamare, anche in faccia a Ministri dell’Interno, cattura di Santapaola e riarmo della città.

Martinazzoli, nato dopo di me, é morto pochi giorni fa, e tutta l’Italia ne onora la figura. Ad essa si inchina commosso, con questo ricordo, il catanese, già magistrato, che Egli seppe ascoltare. 

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